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NANOWAR OF STEEL – “Dislike To False Metal”

NANOWAR OF STEEL
“Dislike To False Metal”

(Napalm Records, 2023)

I Nanowar Of Steel, un tempo noti semplicemente come Nanowar, sono attualmente IL gruppo italiano che sta raccogliendo più consensi a livello sia nazionale che internazionale (no, non ho dimenticato i Måneskin ma sono un tantino troppo “mainstream” per i miei gusti…).
La comedy metal band dei Nanowar Of Steel esiste ormai da vent’anni ed è uno dei migliori esempi di evoluzione, tenacia e lucida follia che il nostro Paese abbia espresso in ambito musicale negli ultimi tempi.
Il salto di qualità che sono riusciti a compiere dagli sgangherati esordi ai giorni nostri ha quasi dell’incredibile: da una tecnica strumentale poco più che approssimativa nei primi demo, siamo arrivati ad una band solida, eclettica e grintosa, per non parlare dei testi che oggi toccano vette a tratti geniali e per giunta in diverse lingue. 

“Dislike To False Metal” è il loro sesto album, (il terzo su Napalm Records) e segue un piccolo capolavoro come “Italian Folk Metal” (2021). Se quest’ultimo era un disco squisitamente e splendidamente italiano, non tanto per l’uso dell’idioma di Dante quanto per la presenza di una miriade di citazioni musicali, storiche e culturali del Bel Paese, “Dislike To False Metal” ne è la nemesi, con molta poca Italia e molto del resto del mondo.

La genialità di questa band, emersa soprattutto da quei gioielli di canzoni che sono “Norwegian Reggaeton” e “Valhalleluja“, è quella di far coesistere generi e stili apparentemente agli antipodi.
Per quanto meno straordinario rispetto alle precedenti uscite, questo album contiene incontri/scontri di prim’ordine, come l’ibrido dance/metal di una “Disco Metal” coerentemente infarcita di autotune (vi sfido a levarvi il ritornello dalla testa), l’assurdo ma tremendamente efficace metal-a-billy di “Dimmu Boogie” e soprattutto il tour de force “Chupacabra Cadabra”, che è forse il pezzo migliore di tutto il disco: 9 e passa minuti di autentica follia, in cui ci imbattiamo in un testo in spanglish che mischia folklore sudamericano, tecnologia nerd e riti ebraici e un sound che spazia dai Judas Priest ai mariachi, passando per spot pubblicitari e le colonne sonore western à la Morricone… Scusate ma mi serve un Moment!!!

La cosa bella, sapete qual è? È che questi cinque scalmanati riescono sempre a far suonare tutto ciò come un insieme coerente e legittimamente credibile, il che richiede una notevole dose di talento e di tecnica.
Un altro punto di forza dei romani, infatti, è quello di adattarsi all’artista o al genere che intendono parodiare e di suonare il più possibile in maniera simile, pur cantando testi che fanno sbellicare dalle risate.
Ascoltate il brano iniziale “Sober” e ditemi se non vi pare di sentire i migliori Alestorm intenti a narrare le gesta di una ciurma di pirati… che però schifano l’alcol e giurano fedeltà all’acqua e al tè allo zenzero, perché in questo modo non gli viene il mal di testa durante gli arrembaggi!

Troviamo poi la cronaca della finale dei mondiali di calcio del ’94 ma raccontata come una battaglia epica in “Pasadena 1994“, che si fregia della voce di Joakim Brodén dei Sabaton e che pare in tutto e per tutto un brano dei Sabaton, tanto da essere definito da più parti come “la miglior canzone dei Sabaton non scritta dai Sabaton”!

Gradite un bel brano di symphonic metal, con tanto di partecipazione di Madeleine Liljestam degli Elaine? Eccovi serviti con “Winterstorm In The Night“, che però parla di come risolvere il problema della forfora!

Ci sarebbe anche “Protocols (Of The Elders Of Zion) Of Love”, un’improbabile quanto irresistibile canzone pop nel pieno stile dei Backstreet Boys (sì, avete capito bene…) che potrebbe tranquillamente spopolare nelle classifiche per teenager, se solo si ignorasse il testo che è in pratica un inno al complottismo mondiale…

E comuqnue, quando i nostri vogliono fare metal con gli attributi giusti, lo fanno anche alla grande, vedi “Metal Boomer Battalion” (una presa per i fondelli dei “metallariduri&puri”©) o “The Power of Imodium” (vi devo proprio dire di che parla…?).

Tirando le somme e contando tutto ciò che i Nanowar Of Steel hanno seminato di buono negli ultimi cinque anni, “Dislike To False Metal” può essere la chiave giusta per spalancare definitivamente le porte del successo internazionale alla band. È un disco vario, divertente e originale e onestamente, non credo si possa chiedere di più ad un gruppo formato da persone che non vivono di musica ma svolgono questa attività come hobby.
Loro si divertono (e si sente) e potete scommettere che noi ci potremo divertire a lungo insieme a loro!

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