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CORONER – “Dissonance Theory”

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CORONER
“Dissonance Theory”

(Century Media, 2025)

Dissonance Theory” è il sesto album dei Coroner, pubblicato dopo la bellezza di 32 anni dal precedente “Grin”. 

Uno di primissimi post che ho scritto specificamente per Blog Of Thunder (nella sezione From the Past) è stata la retrospettiva di “Grin”, l’album del 1993 dei Coroner che, di fatto, aveva rappresentato per decenni il canto del cigno del trio svizzero. 
Concludevo il post con queste testuali parole: “Si parla comunque di un possibile nuovo album […] Fino ad allora, “Grin” rimarrà come ultima testimonianza in studio di un gruppo di altissimo livello, “bruciato” troppo in fretta ma che aveva e avrebbe ancora, ne siamo sicuri, molto da dire.

Ebbene, sono più che lieto di constatare che non avevo avuto torto: nonostante siano passati letteralmente tre decenni, i Coroner sono riusciti a comporre un disco thrash eccellente, che onora ed espande il loro stile classico ed è più che degno di portare il loro nome in copertina. 
Non una scialba “operazione nostalgia” o un maldestro tentativo di raschiare il fondo del barile, ma un album pienamente convincente, realizzato con cura certosina e grande attenzione ai dettagli. 

La gestazione di questo album è stata tutt’altro che rapida o semplice (come molto ben dettagliato nel corposo booklet dell’edizione speciale del CD): dopo essersi riformati nel 2010 e aver sostituito il batterista originale Marky Edelmann con Diego Rapacchietti nel 2014, i Coroner avevano annunciato l’intenzione di scrivere nuovi brani già nel 2015. Sono poi seguiti anni di tentativi, di idee accantonate e riprese e di sporadiche sessioni svolte nei ritagli di tempo. 
Le musiche sono state interamente composte dal chitarrista Tommy Vetterli, coadiuvato dal produttore / tastierista / arrangiatore / paroliere Dennis Russ, mentre i testi sono stati affidati alla scrittrice Kriscinda Lee Everitt e allo stesso Russ. Ogni nota, ogni suono e ogni parola sono stati studiati, valutati e perfezionati. 

Il risultato? Assolutamente ottimo! “Dissonance Theory” è tutto ciò che un fan di vecchia data avrebbe potuto sperare: tecnico, aggressivo, melodico nei punti giusti e soprattutto, immediatamente identificabile come Coroner al 100%. 

La voce caustica di Ron Broder, per niente appesantita dagli anni, è sempre incisiva, angosciata e pungente come ai bei tempi, mentre le sue linee di basso riempiono agevolmente ogni possibile spazio lasciato dalla chitarra. Di Tommy Vetterli si è sempre detto tutto il bene del mondo e qui non si smentisce neanche per un istante, i suoi assoli sono qualcosa di magnifico e i suoi riff sono rocciosi e chirurgici. Diego Rapacchietti, da par suo, si dimostra batterista versatile e dinamico, devastante ma anche delicato quando serve. 

I brani, in tutto 8 più intro e outro, mettono in mostra tutti i chiaroscuri tipici della band, come nella cadenzata “Sacrificial Lamb” o nelle cangianti “Transparent Eye” e soprattutto “The Law” (gran lavoro di doppia cassa sulle strofe), che contiene sia il momento più atmosferico che quello più veloce di tutto l’album. 
In particolare, stupisce la naturalezza con cui il gruppo riesce a passare da parti estremamente melodiche ad un muro di suono spaventosamente potente, il tutto in maniera fluida e organica, senza mai farli sembrare passaggi forzati. 

Anche i pezzi più tirati non rinunciano a ritornelli incisivi o improvvise aperture melodiche, come nel caso della velocissima “Consequence“, in cui compaiono una parte arpeggiata e perfino un vocoder, o di “Symmetry” con la sua ritmica saltellante e con un assolo maiuscolo di Vetterli. 
La mia canzone preferita è comunque “Renewal“, aggressiva nelle strofe e tesissima nel refrain, declamato con quella corrosiva autorità che solo Ron Broder possiede. 

Menzione speciale, infine, per l’outro “Prolonging“, in pratica una lunga coda di “Renewal“, in cui Russ si esibisce in un notevole assolo di Hammond. 

Un nuovo album dei Coroner nel 2025, chi avrebbe mai immaginato di poterlo ascoltare? Eppure, non solo esiste, ma è anche grandioso! Ciò che lascia a bocca aperta è come ben 32 anni non abbiano minimamente scalfito il talento e la qualità di questa band, capace di tirare fuori un disco coerente con la sua storia, che combina efficacemente tutti gli elementi stilistici che l’avevano caratterizzata, da “R.I.P.” fino a “Grin“. 

Non fatevelo scappare! 

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