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TRIBUTO A OZZY OSBOURNE, L’ULTIMA GRANDE ROCKSTAR

OZZY, la leggenda

Il 22 luglio 2025, all’età di 76 anni, se n’è andato il leggendario Ozzy Osbourne e con lui, un pezzo della nostra storia. 

Lo ammetterò subito, non sono mai stato un suo grande fan e non ho mai particolarmente amato la sua voce, ma ciò che è stato Ozzy Osbourne, ciò che ha rappresentato per generazioni di musicisti e amanti della musica, è qualcosa che va ben oltre le preferenze personali. 

John Michael Osbourne, a tutti noto come Ozzy, è stato fin dall’inizio un pioniere: insieme ai Black Sabbath, negli anni ’70 ha praticamente inventato un genere musicale, mentre negli anni ’80 è riuscito a ripartire da zero, avviando una carriera solista di successo e cementando il proprio status di icona dell’heavy metal. 
Un vero animale da palcoscenico, negli anni ha saputo costruirsi un’immagine istrionica e “maledetta”, tanto da essere soprannominato “the prince of darkness”, ovvero il principe delle tenebre. La sua cinquantennale carriera è stata un turbinio di eccessi, di alti clamorosi e di bassi tremendi, ma ciò che più conta è che il buon vecchio Ozzy, alla fine, era entrato nei cuori di tutti noi. 

Nessun metallaro che si rispetti può dire di non sapere chi era Ozzy: in ogni parte del mondo, lo conoscevamo e in qualche modo, lo amavamo TUTTI. Tralasciando l’enorme e ovvia eredità dei Black Sabbath, che sono e saranno sempre imprescindibili per il nostro genere, molte delle canzoni di Ozzy sono diventate, a buon diritto, dei classici assoluti: “Crazy Train“, “I Don’t Know“, “Mr. Crowley“, “Over The Mountain“, “Shot In The Dark“, “No More Tears“, “Mama I’m Coming Home“… Tutti brani che chiunque di noi conosceva. 

Pur non essendo mai stato un gran cantante dal punto di vista tecnico, aveva una voce unica e inconfondibile, bastavano due note e la riconoscevi subito. Gli stessi Black Sabbath, dopo di lui, hanno avuto quattro cantanti stellari (Ronnie James Dio, Ian Gillan, Glenn Hughes e Tony Martin), tutti tecnicamente di gran lunga superiori; eppure, quando si trattava di interpretare le parti di Ozzy, nessuno è mai riuscito ad eguagliarne lo stile e il carisma. 
Ozzy era unico, come lo era il suo grande amico Lemmy Kilmister: prendere o lasciare. E per fortuna i metallari, ma anche i rockettari, hanno preso a piene mani.

SHARON, la sua forza

È impossibile parlare di Ozzy Osbourne senza citare la moglie Sharon, alla quale ha come minimo dovuto buona parte del suo successo da solista. 
Nel 1979, il manager Don Arden decise di estromettere Ozzy dai Black Sabbath. Fu poi proprio la figlia, Sharon Arden, a diventare non solo la sua manager personale, ma ben presto anche la sua compagna e in seguito sua moglie. 
Sharon prese un uomo a pezzi, risentito, devastato dalle droghe e dall’alcool e pian piano, lo rimise insieme. Lo aiutò a formare la propria band, che nel 1980 diede vita al fortunato primo album “Blizzard Of Ozz” e da subito, fu in grado di gestire alla perfezione ogni mossa della sua carriera. 

Per quanto Sharon Osbourne non sia stata sempre simpaticissima al pubblico, sarebbe un crimine sottostimare l’importanza del suo ruolo al fianco di Ozzy. 
Per 46 anni, lei è stata sempre dalla sua parte, sostenendolo, spronandolo e difendendolo con le unghie e con i denti, con un amore e una dedizione che, al giorno d’oggi, sono diventati purtroppo rari. Se Ozzy ha avuto una carriera lunga e prolifica e se è stato su un palco fino all’ultimo respiro, dobbiamo senz’altro ringraziare Sharon, una donna straordinariamente forte, decisamente capace nel suo lavoro ed eccezionale nella vicinanza al marito. 

Ozzy stesso ha più volte dichiarato la sua profonda riconoscenza alla moglie, come per esempio in un’intervista del 2009 al Daily Telegraph, in cui dice testualmente: “Se non fosse stato per lei, senza ombra di dubbio sarei morto. Mia moglie è la migliore.”

 

BACK TO THE BEGINNING, l’ultimo saluto  

All’inizio del 2020, Ozzy ha rivelato di essere affetto dal morbo di Parkinson fin dal 2003. 
Fra il 2019 e il 2020, la sua salute è purtroppo deteriorata rapidamente, anche a causa di una brutta caduta e una diagnosi di enfisema polmonare. 
Tutto ciò ha ovviamente portato alla cancellazione di quello che sarebbe stato il suo ultimo tour, ma nonostante tutto, Ozzy è comunque riuscito a pubblicare due album, “Ordinary Man” (2020) e “Patient Number 9” (2022). 
Un po’ a sorpresa, l’8 agosto 2022 Ozzy ha cantato insieme a Tony Iommi, alla cerimonia di chiusura dei Giochi del Commonwealth, in quella che era la sua prima esibizione da tre anni e che, probabilmente, è stata la base per l’idea di organizzare un ultimo, grande concerto. 

Annunciato il 5 febbraio 2025 e denominato “Back To The Beginning”, il concerto è stato organizzato per celebrare la carriera dei Black Sabbath a Birmingham, la città in cui la band è nata. Non solo, fin dall’inizio l’evento è stato pensato per devolvere tutti i proventi in beneficienza, tanto è vero che nessuno dei numerosissimi musicisti presenti ha percepito un compenso. 

Il 5 luglio 2025, allo stadio Villa Park, si è svolto uno degli eventi più importanti della storia dell’heavy metal, già accostato al mitico Live Aid del 1985 come impatto storico. 45.000 persone in loco e altri 5.800.000 in streaming, hanno assistito alla celebrazione definitiva del rock e del metal, con artisti del calibro di Metallica, Guns n’Roses, Anthrax, Tool, Slayer, Gojira, Pantera, Lamb Of God e tanti altri a dire “grazie” a chi ha permesso al genere di esistere. 

Le due esibizioni finali, quella di Ozzy Osbourne solista e quella dei Black Sabbath in formazione originale, sono state di gran lunga le più emozionanti. 
Ozzy, ormai impossibilitato a stare in piedi, si è esibito seduto su un trono nero. Debilitato ma carico, acciaccato ma grintoso, ha cantato benissimo e coinvolto il pubblico, come se fosse l’unica cosa che importasse al mondo. Si è praticamente nutrito dell’energia e dell’amore incondizionato dei suoi fans, restituendo tutto ciò che aveva e forse, anche qualcosa di più. 

Ozzy sapeva. Sapeva che sarebbe stata l’ultima volta e ha fatto veramente di tutto per avere un’ultima, grandiosa occasione di salire su un palco, dimostrare a tutti, ancora una volta, chi è stato l’unico vero principe delle tenebre e ricevere l’affetto e gli applausi di chi lo ha amato da sempre.  

 

L’eredità

Ozzy Osbourne si è spento il 22 luglio 2025, “circondato dall’amore della sua famiglia”, come annunciato da Sharon. Erano passati solo 17 giorni dal suo ultimo concerto. 
Ha stretto i denti, ha combattuto e compiuto ogni sforzo possibile per esserci, insieme ai suoi vecchi compagni di avventura, a molti altri musicisti che lo consideravano un’ispirazione e soprattutto, al suo pubblico. Ci è riuscito alla grande e dopo, evidentemente, ha deciso che non aveva più niente da chiedere. 

“Back To The Beginning” è stato più di un concerto, è stata la massima celebrazione della potenza della musica, sia come mezzo di aggregazione che come strumento per dare sollievo e aiuto. Non è ancora chiara la cifra finale raccolta, ma è certo che gli enti scelti, ovvero il Cure Parkinson’s Trust, il Birmingham Children’s Hospital e l’Acorn Children’s Hospice, avranno di che essere grati. 

A livello artistico, è difficile esprimere quanto Ozzy sia stato importante. Era sì un cantante, ma anche uno showman nato, un personaggio unico e nonostante tutto, una persona fragile, ben voluta da tutti. Se, poi, esiste un genere musicale chiamato “heavy metal”, lo dobbiamo anche a lui. 

Basti sapere che il 30 luglio, il giorno del funerale svoltosi a Birmingham con tutti gli onori, la banda delle Guardie Reali ha suonato “Paranoid” durante il cambio della guardia a Buckingham Palace. Se non è uno dei più alti tributi che un artista inglese possa sperare di ricevere, poco ci manca. 
Inoltre, fra gli innumerevoli ricordi che si sono susseguiti dall’annuncio della sua scomparsa, ci sono stati anche quelli di musicisti italiani “insospettabili” fra cui Amedeo Minghi, Angelo Branduardi, Drupi, Red Canzian ed altri, segno inequivocabile che Ozzy non era “solo” un cantante rock, ma anche e soprattutto un artista autentico, una stella come ne rimangono, ahimé, molto poche. 

Con Ozzy Osbourne, è andata via anche una parte di noi, una parte che ci mancherà molto. 

Riposa in pace, Principe delle Tenebre. 

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