URIAH HEEP – “Chaos & Colour”
URIAH HEEP
"Chaos & Colour"
(Silver Lining Music, 2023)
È un vero piacere ritrovarsi ad ascoltare il nuovo album degli Uriah Heep, uno dei gruppi più longevi ed importanti della storia dell’hard rock inglese, nonché uno dei miei preferiti in assoluto.
“Chaos & Colour” (notare la grafia, orgogliosamente britannica, della parola “colour”!) è il venticinquesimo album in studio di una carriera lunga ormai più di mezzo secolo ma arriva anche dopo un periodo devastante per qualunque Heep fan che si rispetti: nel giro di soli nove mesi, dal settembre 2020 al giugno 2021, sono infatti scomparsi Lee Kerslake, Ken Hensley e John Lawton, tre musicisti che per questa band sono stati importantissimi e molto amati. Della formazione classica degli anni ’70, rimane quindi il solo chitarrista Mick Box, l’unico sempre presente dal primo momento ed al quale dobbiamo l’esistenza di un’entità chiamata Uriah Heep fino ai giorni nostri. Se comunque il risultato di tanta perserveranza sono dischi come “Chaos & Colour”, non possiamo fare altro che esultare!
Questo album è stupendo, senza mezzi termini.
In un’ora scarsa troviamo un concentrato di tutto ciò che gli Uriah Heep sono stati, senza però volersi chiudere nel passato: hard rock classico nella migliore accezione del termine, elegante, melodico, composto con classe, eseguito con invidiabile energia e presentato con un sound moderno e al passo coi tempi.
La produzione, nuovamente ad opera di Jay Ruston (già con Anthrax, Avatar, Steel Panther e molti altri) è di gran livello con suoni potenti, nitidi e ben bilanciati. Si può affermare tranquillamente che le 11 nuove canzoni “spaccano” anche grazie al lavoro di questo produttore, la cui presenza è ormai diventata garanzia di qualità.
Il ruggito dell’Hammond che apre “Save Me Tonight” è la miglior partenza che si possa desiderare per un album degli Uriah Heep: veloce, d’impatto, melodica ed orecchiabile, rappresenta in pieno lo stile della band con un mix di elementi classici e moderni che sarà il filo conduttore di tutto il disco.
A farla da padrone assoluto in queste canzoni è proprio l’organo elettrico Hammond, uno strumento dal suono inconfondibile, iconico del rock anni ’70 e di cui il tastierista originale Ken Hensley fu un interprete straordinario. Da quando ha raccolto il testimone nel 1986, l’attuale tastierista Phil Lanzon ha saputo dare un contributo fondamentale alle composizioni del gruppo, assicurandosi che il suo strumento avesse sempre il giusto spazio.
Dalle rocciose “Hurricane” e “Silver Sunlight” a momenti più introspettivi come la prima metà di “One Nation, One Sun”, il tappeto sonoro di Lanzon è di fatto ciò che tiene tutto insieme, ora prendendosi la scena, ora fondendosi perfettamente con la chitarra inconfondibile di Mick Box.
Anche i cori e le armonizzazioni vocali, ambito in cui gli Uriah Heep non hanno quasi mai avuto rivali (Queen a parte, ovviamente) emergono prepotenti in diverse parti dell’album e soprattutto in “Age Of Changes”, canzone magnifica nel suo essere un compendio perfetto dello stile della band e che avrebbe potuto tranquillamente trovare posto in un “Return To Fantasy” o in un “Firefly”.
Ci sono poi episodi molto interessanti quali la variegata “You’ll Never Be Alone”, che passa con assoluta nonchalance dalla delicatezza delle strofe all’aggressività del ritornello e della parte centrale, oppure la complessa, maestosa e progressiva “Freedom To Be Free”, con tanto di assolo di basso del “giovincello” Dave Rimmer. Brani come questi elevano un album da “ordinario” a “notevole” e non fanno che dimostrare il valore di una band che ha evidentemente ancora parecchio da dire, nonostante la non più verde età.
La conclusiva “Closer To Your Dreams” è un po’ un discorso a parte e si potrebbe definire un clamoroso “auto-plagio”, visto che richiama la classicissima “Easy Livin’ ” in tutto e per tutto, dallo shuffle della batteria di Russel Gilbrook al giro di basso, dall’organo in staccato alla linea vocale del sempre eccellente Bernie Shaw. Più che definirla un plagio, però, mi piace considerarla un tributo ai tempi andati, una celebrazione di ciò che è stato (e che ancora è)… e direi che dopo più di cinquant’anni, ci sta tutta!
Vorrei sinceramente ringraziare gli Uriah Heep per tenere alta la bandiera del Rock classico, per non aver mai mollato e per avere ancora la voglia, la tenacia e il talento di regalarci album di questo livello. Di tutti i gruppi storici degli anni ’70 che, in un modo o nell’altro, hanno resistito fino ad oggi, gli Heep sono probabilmente quello che si è dimostrato il più continuo, coerente e prolifico.
Gli anni sono tanti ed è chiaro che la favola non potrà durare per sempre ma finché la qualità rimane questa, i fans di questo glorioso gruppo possono dormire sonni tranquilli!
