NOCTURNUS “The Key” (1990)
NOCTURNUS
“The Key”
(Earache, 1990)
[Originariamente pubblicato il 11/07/2019 su Sdangher]
Chi si ricorda dei Nocturnus? Parliamo di un gruppo death metal proveniente da Tampa e fondato nel 1987 da Mike Browning, ex batterista dei Morbid Angel.
Fin qui niente di nuovo, in fondo la seconda metà degli anni ’80 è stata quella dell’esplosione del death metal, particolarmente in Florida dove c’era una scena molto attiva.
I Nocturnus avevano tuttavia una caratteristica inaudita: un tastierista! Chi sentiva parlare di loro, solitamente reagiva con malcelata incredulità o con una fragorosa risata. Death metal con le tastiere? Ma quando mai! Sarà uno scherzo…
Non lo era: verso la fine del 1990 la Earache, al tempo etichetta di riferimento assoluto del metal estremo, pubblicò l’album di debutto del quintetto, quel “The Key” che ha seriamente rischiato di rivoluzionare un genere.
Ricordo di averlo ascoltato appena dopo la sua uscita, spinto dalla curiosità e senza sapere cosa realmente aspettarmi. Rimasi affascinato da quella combinazione tanto inusuale quanto efficace, che dimostrava come si potesse fare musica furibonda sì, ma anche zeppa di melodia e di idee.
“The Key” è un disco intricato ma scorrevole, grezzissimo ma innovativo, pieno di imprecisioni ma anche di momenti molto tecnici. È forse uno degli ultimi album registrati in maniera genuina, senza affidarsi ai computer e ai trigger per mascherare ogni singolo difetto.
Qui i difetti ci sono tutti ed è bello così.
Quello che salta subito all’orecchio è la performance assurda dei due chitarristi, Mike Davis e Sean McNenney, che si lanciano in decine e decine di parti soliste fulminanti e sparse in ogni solco. Gli assoli piovono letteralmente da tutte le parti quando meno te lo aspetti, tanto che sovrastano e superano le parti di chitarra ritmica in più di un’occasione. Per dirne una, “Standing In Blood” ci investe con qualcosa come sette riff e quattro assoli entro i primi due minuti, roba da pallottoliere!
E le tastiere? Quelle sono nelle mani di Louis Panzer e non si limitano solo a qualche intro ma fanno parte integrante dei brani, si integrano perfettamente nella mistura di occultismo e fantascienza che emerge dalla copertina e dai testi. È innegabile che pezzi come la dinamica “Andromeda Strain”, la complessa “Droid Sector”, la cadenzata “Neolithic” o la sinistra “BC/AD” perderebbero parecchio valore se privati delle atmosfere create dal sintetizzatore.
Cambi di tempo, accelerazioni improvvise, riff su riff, assolo su assolo, “The Key” dei Nocturnus è tutto questo.
Certo, come dicevo prima non mancano i punti deboli e paradossalmente il più evidente è proprio Mike Browning, che oltre ad occuparsi della batteria si cimenta anche come vocalist: ebbene la voce è proprio anonima per non dire di peggio, mentre ci sono un sacco di imprecisioni con la doppia cassa. Bisogna anche ammettere che il nostro suona parti tutt’altro che semplici e lineari e che comunque stiamo parlando di un debutto particolarmente originale.
Anche a livello di tematiche siamo su livelli abbastanza bassi, se togliamo lo sfondo sci-fi ci rimangono in mano i soliti testi su satanismo e anticristo che già all’epoca lasciavano il tempo che trovavano.
Insomma, non è certamente un disco perfetto ma è senza dubbio un episodio molto interessante, uno di quegli album che ha avuto il merito di osare portando qualcosa di nuovo e mai sentito prima.
È un peccato che la band non abbia retto e sia praticamente implosa dopo il secondo album, “Thresholds” del 1992, buon disco ma di sicuro non all’altezza del debutto. Negli anni successivi c’è stato il divorzio tutt’altro che amichevole fra Browning e gli altri e ci siamo ritrovati giusto con un EP e un album usciti a nome Nocturnus, decisamente fuori tempo massimo e con poco o nulla da dire.
Rimane comunque “The Key”, che consiglierei senza indugi a chi se lo fosse perso e volesse approfondire un pezzo di storia del death metal.
P.S.: sembra che l’attuale gruppo di Browning, chiamato non a caso Nocturnus AD, sia finalmente riuscito a pubblicare un album di recente. Chissà se è riuscito a tornare ai fasti di un tempo… staremo a vedere!
