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LODE DI UN METALLARO AD ORIETTA BERTI

Lode di un metallaro ad Orietta Berti
(o "della bellezza della musica tutta")

So cosa state tutti pensando: “questo qui è impazzito!”.
State tranquilli, sto benissimo!
Lasciate che mi spieghi…

Siamo italiani e volenti o nolenti, non possiamo non conoscere i maggiori esponenti della musica popolare italiana. Fanno inevitabilmente parte di noi e della cultura del nostro paese.

Personalmente sono sempre stato molto esterofilo nei miei gusti musicali, non solo da quando ho scoperto il rock ma fin da piccolissimo, quando in radio e TV impazzavano Michael Jackson, Madonna, i Duran Duran e compagnia cantante. In altre parole, la musica pop italiana non è mai stata fra le mie priorità.

Ciò nonostante, è praticamente impossibile non sapere chi siano i grandi cantanti di casa nostra ed è ancora meno possibile non conoscere le loro canzoni più famose. Ora non prendiamoci in giro, non crederò nemmeno per un istante che non abbiate mai sentito “Felicità”, “Sarà Perché Ti Amo”, “24000 Baci”, “Pensieri e Parole”, “Il Cielo In Una Stanza” o “Finché La Barca Va”!

Una cosa fondamentale distigue i cantanti di una volta e i vari “trappisti” che spopolano oggi: la capacità, appunto, di CANTARE.
Chiunque capisca di musica in generale non può ragionevolmente negare l’abisso che separa un Al Bano da un Achille Lauro o un Massimo Ranieri da un Fedez dal punto di vista vocale, con tutto il rispetto possibile per i due ragazzi di oggi. Poi è ovvio, i gusti sono gusti e se un brano vende decine di milioni di copie vuol dire che qualcosa di buono l’ha fatto.

Fedez e Achille Lauro, giusto loro: quest’estate hanno sfornato il loro tormentone “Mille”, collaborando con nientepopodimeno che Orietta Berti.
Per quanto ci si sforzi, è davvero difficile pensare a due mondi più diversi e più apparentemente incompatibili: da una parte, i due alfieri del pop / trap / hip hop moderno pieno di elettronica e autotune, dall’altra un monumento della canzone popolare nostrana, nota al pubblico da qualcosa come 56 anni.
Eppure il connubio funziona, il brano ha un gran successo.
Certo, l’entrata in scena dell’ “Usignolo di Cavriago” sul ritornello salta subito all’orecchio: è sufficiente che Orietta canti la prima parola (“quando…”) e in un nanosecondo la sua voce ha già disintegrato gli altri due, tanta e tale è la differenza di timbro, pulizia e intonazione.

Bisogna comunque ammettere che entrambe le parti sono degne di rispetto: Fedez e Lauro per aver voluto coinvolgere un’artista di altri tempi e tutt’altro stile e la stessa Berti per aver avuto il coraggio di mettersi in gioco alla veneranda età di 78 anni, in un genere destinato a quello che di sicuro non è il suo pubblico.
Così com’era successo di recente con la collaborazione fra Fabio Rovazzi e Gianni Morandi, una canzone come “Mille” può essere un’ottima occasione per rilanciare e far conoscere un cantante storico ai giovanissimi.

Tre anni fa ho avuto il piacere di assistere ad un concerto di Orietta Berti, nell’improbabile quanto suggestiva cornice della sagra della porchetta di Costano (PG): ebbene, esclusi i festival estivi e gli show di gruppi molto noti, difficilmente ho visto una simile affluenza di gente ad un concerto metal! Non solo ma ho potuto apprezzare un’artista elegante e professionale, capace di cantare in maniera impeccabile con una voce assolutamente meravigliosa. È stata un’ulteriore conferma di quanto sia sbagliato snobbare un cantante in quanto “superato” o “fuori moda”, spesso e volentieri si scopre un mondo intero andando ad ascoltare i veterani. Ai loro concerti è facile trovare tre se non quattro generazioni fra il pubblico ed è veramente una cosa stupenda.

Ripensando a quando da adolescente muovevo i primi passi nella comunità metal, ricordo l’ottusità di alcune persone (poche per fortuna) che se solo ti azzardavi a dire che ti piaceva qualche altro genere o peggio qualche cantante pop italiano, ti sghignazzavano in faccia per tutta la sera.
Vale per i fans intransigenti di qualunque genere, sia chiaro: ho conosciuto cultori di musica classica, amanti del jazz e discotecari incalliti che non esitavano a bollare come “schifo” qualunque cosa non rientrasse nel loro genere preferito.
Di nuovo, i gusti sono gusti e non si discutono mai ma se ci si definisce amanti della musica in generale, bisogna imparare a vedere più in là del proprio naso.
C’è una celebre citazione in cui mi riconosco in pieno, attribuita a vario titolo a Duke Ellington, Louis Armstrong e perfino a Gioacchino Rossini: “Ci sono due tipi di musica: quella buona e quella cattiva!“.

Dunque perché privarsi del piacere di scoprire altri generi, altri stili, altri interpreti? O quanto meno, se il lavoro di un artista non incontra i nostri gusti ma è obbiettivamente e tecnicamente valido, perché definirlo una schifezza solo perché non ci piace il suo stile?

Ben venga quindi la nostra Orietta Berti, che accettando la sfida di partecipare ad una canzone fatta da giovani d’oggi per i giovani d’oggi, ha dimostrato di essere un’artista umile, versatile e ancora in possesso di una voce maiuscola. Magari grazie a “Mille” molti ragazzini andranno a riscoprire i musicisti storici degli anni ’60, o magari si renderanno conto di cosa vuol dire cantare sul serio e senza aiuti artificiali.

In ogni caso, lunga vita all’Usignolo di Cavriago e a tutti i musicisti veri che hanno la costanza, la passione e l’energia per andare avanti dopo più di mezzo secolo di carriera!

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