L’ “ASSURDO” DEI GUNS N’ ROSES
L' "ASSURDO" DEI GUNS N' ROSES
Realizzare UN disco leggendario e camparci 34 anni
Premessa doverosa: se il sottoscritto è qui a blaterare di rock, metal & affini, parte del merito è di “Appetite For Destruction” dei Guns N’ Roses, che spalancò le porte dell’hard rock a un ragazzino di 12 anni affamato di musica.
Quindi ciò che segue non è lo sproloquio di un “estraneo” ma l’amara analisi di chi ha amato questa band e la considera una tappa fondamentale della propria formazione musicale.
Doveva essere la fine del 1988 o giù di lì. Andavo in seconda media, ero un fan sfegatato degli Europe e un avido spettatore della mai troppo lodata Videomusic, il canale TV di sola musica che si proponeva come la MTV italiana. Un bel giorno saltò fuori un video di un gruppo americano mai sentito prima, i Guns N’ Roses, poi un altro e un altro ancora, programmati con incessante costanza. “Paradise City”, “Sweet Child O’ Mine” e soprattutto “Welcome To The Jungle”: fu quest’ultima a farmi saltare dalla sedia con un riffone cattivissimo, una voce tagliente e un’energia da far tremare i muri.
“Appetite For Destruction” fu una delle primissime musicassette che volli comprare a tutti i costi, con mia madre che non apprezzava di certo la mia scelta, visti il sound e l’immagine a dir poco aggressivi della band.
Ho consumato quella cassetta a furia di ascoltarla, i GN’R erano diventati la mia band preferita e mi avevano letteralmente aperto un mondo da esplorare. “Appetite For Destruction” è stato come la pillola rossa offertami da Morpheus, il mio punto di non ritorno verso la musica fatta di chitarre elettriche distorte, basso e batteria. In una parola, il Rock.
Un gruppo capace di esordire con un album di quel calibro avrebbe solo potuto essere destinato a fare ancora meglio in futuro, giusto?
Beh… non proprio, purtroppo.
Quasi subito dopo quell’incendiario debutto è uscito “G N’ R Lies”, poco più di un EP acustico con appiccicato un vecchio live sul retro. Un brano bellissimo come “Patience” e poco altro, incluse però delle furiose polemiche per il testo di “One In A Million”, giudicato ai limiti del razzismo e dell’omofobia. Quel testo effettivamente non mi fece affatto piacere.
Comunque, i Guns N’ Roses stavano scalando le classifiche di mezzo mondo e diventando delle vere e proprie rock star, con tutto il consueto contorno di eccessi, droga, alcool e megalomanie varie.
Passati un paio di anni, ci si apprestava ad ascoltare finalmente “Use Your Illusion”, il successore di cotanto esordio.
Solo che alla fine non fu un album, non furono due ma niente meno che DUE DOPPI album!
Ora, fare un disco doppio non è da tutti, farlo come seconda opera ancora meno e farne addirittura due in contemporanea è quasi inaudito.
Intanto era già caduta la prima vittima degli eccessi della band: il batterista Steven Adler venne infatti silurato dopo aver registrato un solo brano (“Civil War”) a causa della sua dipendenza dalle droghe. Lo sostituì Matt Sorum, ex dei Cult, molto più affidabile ma in qualche modo meno passionale e istintivo. In aggiunta, ci fu l’ingresso in formazione del tastierista Dizzy Reed, notevole per essere l’unico che è riuscito a rimanere nella band continuativamente fino ad oggi.
“Use Your Illusion” 1 e 2 uscirono insieme il 17 settembre 1991 e furono da subito un successone, piazzandosi al primo posto delle classifiche di diversi paesi.
Però… A parte il primo singolo “You Could Be Mine”, finito anche nella colonna sonora del film “Terminator 2”, il resto delle canzoni era un miscuglio estremamente eterogeneo: si passava dal punk più sfrenato ad esperimenti elettronici, dall’hard rock essenziale a lunghe composizioni teatrali con fiati, archi e pianoforte. Già si capiva che l’istinto primordiale di “Appetite For Destruction” era andato perso, quella band non era più la stessa e si sentiva in quasi ogni solco.
Come in tutti i dischi doppi, in questo caso quadrupli, il rischio di imbattersi in riempitivi ed episodi sotto tono è dietro l’angolo e i due “Use Your Illusion” non hanno fatto per nulla eccezione.
Troppa carne al fuoco tutta insieme e decisamente troppa ambizione, hanno reso questi album molto meno eccitanti di quanto avrebbero dovuto essere.
Nemmeno il tempo di iniziare il tour mondiale e venne licenziato anche il chitarrista e fondatore Izzy Stradlin, sostituito in tutta fretta da Gilby Clarke. Altra crepa nella tenuta del gruppo, andò solo ad aggiungersi ad alcuni episodi quanto meno discutibili e causati dal sempre imprevedibile Axl Rose, che per esempio una volta saltò addosso ad uno spettatore per strappargli la macchina fotografica di mano, o ancora interruppe un concerto dopo pochi minuti provocando una rivolta del pubblico.
Nel 1993 uscì un album di cover intitolato “The Spaghetti Incident?” che meriterebbe il premio per la peggiore copertina del decennio e in ogni caso, non aggiunse ne’ tolse nulla a quanto già detto in precedenza.
Da lì ci fu il vuoto.
I lavori per il teorico album successivo iniziarono l’anno dopo ma uno dopo l’altro si ritirarono Slash, Matt Sorum e Duff McKagan, arrivando a lasciare Axl Rose con una formazione in perenne bilico già nel 1997. Dieci anni dopo un esordio da manuale, dei Guns N’ Roses rimaneva poco o nulla.
Nel 1999 fu annunciato ufficialmente il titolo del già tremendamente ritardatario album: “Chinese Democracy”.
Il “piccolo” problema è che il suddetto disco ci mise ben altri nove anni per essere finalmente pubblicato. Praticamente più della durata dell’intera carriera discografica dei Beatles.
Giusto per divertirci un po’, snoccioliamo qualche cifra sul famigerato “Chinese Democracy”: in totale ha richiesto la bellezza di 14 anni di lavorazione; è uscito 15 anni dopo l’ultimo disco in studio e 17 anni dopo l’ultimo album di inediti; oltre ad Axl, ci hanno suonato 5 chitarristi, 3 batteristi, 2 tastieristi e (incredibilmente) un solo bassista; ci hanno messo le mani un numero imprecisato, ma sicuramente non inferiore a 4, di produttori; nel 2004 la Geffen ha tagliato i fondi alla band rimettendo tutto nelle mani (e nelle tasche) di Axl, affermando che il costo di produzione era stato di 13 milioni di dollari fino a quel momento e che le spese ammontavano a circa 250.000 dollari al mese.
OK ma l’album in se’, com’era? Onestamente, niente di malvagio ma nemmeno straordinario. Molta elettronica, diversi esperimenti, alcuni pezzi buoni, altri da dimenticare.
Il punto è che se ci metti 14 anni a partorire un disco, o tiri fuori come minimo un “The Dark Side Of The Moon” oppure sarà sempre e solo un fallimento e una delusione.
Nel frattempo ero finalmente riuscito a vedere i Guns N’ Roses (o meglio, Axl Rose & Friends) al Gods Of Metal del 2006 e devo ammettere che facevano la loro porca figura, tutto sommato fu un bel concerto con un Axl in forma e una band più che dignitosa alle sue spalle.
La domanda che tutti si facevano durante gli anni di attesa per il tanto rimandato album, comunque era: avranno ancora un senso i Guns N’ Roses dopo tutto questo tempo? A giudicare dalle sporadiche uscite dal vivo, la risposta sarebbe stata sì. Ma non pubblicare nuova musica per quasi 15 anni è un azzardo che può costare molto caro, comunque la si rigiri.
Intanto è passata altra acqua sotto i ponti e “Chinese Democracy” del 2008 rimane ANCORA OGGI l’ultimo album originale dei GN’R.
La lieta novella è stata il ritorno all’ovile di Slash e Duff, gli stessi che avevano spergiurato che non sarebbero mai tornati insieme ad Axl nemmeno sotto tortura ma si sa, le reunion alla fine non si negano a nessuno…
Eccoci infine nel 2021, ovvero quest’anno, ovvero 13 anni dopo l’ultimo album originale e ben 30 (TRENTA!) anni dopo “Use Your Illusion”: i Gunners finalmente annunciano un nuovo singolo… Oddio, nuovo per modo di dire, visto che si tratta di materiale già composto per “Chinese Democracy” ma tant’è, è stato rimaneggiato con Slash e Duff, quindi possiamo anche passarci sopra.
Ebbene, “Absurd” non poteva avere titolo più azzeccato: un brano sconcertante, cacofonico, aggressivo sì ma lontano anni luce dalla classe che musicisti di questa esperienza dovrebbero avere. Diciamo che si salva giusto la chitarra solista di Slash, il resto è davvero… assurdo!
Se il buongiorno si vede dal mattino, qui c’è aria di tempesta!
Per dovere di cronaca, il singolo successivo “Hard Skool” è decisamente migliore e molto più consono allo stile della band ma basta fare un minimo paragone con un brano qualsiasi di “Appetite For Destruction” e buona parte di quelli di “Use Your Illusion” per capire che siamo su livelli parecchio più bassi di quanto sarebbe lecito aspettarsi.
Che dire?
Dopo più di tre decenni siamo ancora qui a venerare e aspettare una band che ha passato più tempo a litigare, temporeggiare ed autodistruggersi che non a scrivere canzoni e suonare insieme. Una band che di fatto ha realizzato UN disco veramente epocale e poi ha iniziato quasi subito a perdere i pezzi per strada.
Ora che, forse, questi pezzi sono stati almeno in parte ricomposti, ha senso dargli ancora una chance? Ha senso aspettarsi ancora grande musica da loro come se “Appetite For Destruction” fosse uscito l’altro ieri, mentre invece è stato pubblicato quando il muro di Berlino era ancora in piedi?
Da fan della prima ora, sono onestamente combattuto fra l’entusiasmo del me stesso dodicenne e la razionalità che mi imporrebbe semplicemente di passare oltre. Chissà se e quando questo nuovo album vedrà la luce. Una cosa però è certa: quando lo farà, ho la sensazione che sarà l’ultima occasione per i Guns N’ Roses di poter dire ancora qualcosa di concreto.
Sperèm!
